Pillole da FORUM PA 2019

Appunti di un viaggio in VeLA: “le voci delle PA coinvolte”. Lo smart working nei diversi enti e nei diversi livelli istituzionali della PA

Città e zone montane: quali forme assume lo smart working nei diversi enti e nei diversi livelli istituzionali della PA? Lo abbiamo chiesto “in pillole”, in un confronto a due, ad alcune delle nostre amministrazioni che hanno partecipato al convegno dello scorso 16 maggio a FORUM PA 2019

Nella città di Torino – ci racconta Giuseppe Ferrari, Direttore della Direzione organizzazione della Città di Torino - lo smart working, che inizialmente era visto con timore, nel tempo è sempre più entrato nella coscienza professionale dei torinesi. Ad oggi, infatti, lo smart working è “libero” per gli 8900 dipendenti della città. Nel tempo, infatti, l’amministrazione ha messo in campo alcuni progetti, tra cui quello dell’edilizia agile (2017), che consente il collegamento dei cittadini alla pubblica amministrazione anche mediante Skype, cogliendo in questo modo, e in maniera globale, tutti gli aspetti che possono essere ricondotti e inclusi nel concetto di smart working (conciliazione dei tempi di vita e lavoro, possibilità di sviluppare nuovi applicativi e piattaforme software per migliorare gli strumenti di lavoro; miglioramento dell’efficienza dei servizi etc.). Se fatto in un certo modo, dunque, continua Ferrari – “lo smart working può anche avere impatti positivi sui cambiamenti di cittadini e PA”.

Un esempio di come lo smart working sia un’importante leva per la creazione di valore pubblico, intesa proprio in termini di impatti positivi sui cambiamenti di cittadini e PA, ci viene fornito dall’UTI (Unione Territoriale Intercomunale delle Valli e Dolomiti friulane): un’unione montana di 20 comuni, ben 11 al di sotto dei 1000 abitanti e territorialmente distanti (tra un comune e l'altro si impiegano anche 2 ore) e dagli spostamenti difficili, soprattutto in inverno, a causa delle condizioni metereologiche. Per permettere di lavorare in modo efficiente ai propri dipendenti, l’UTI si è fornita di una dotazione organizzativa che articola tutto il territorio in subambiti, ovvero quattro o cinque nuclei con comuni contermini, che lavorano insieme e condividono risorse umane, dirigenti e responsabili (circa 300 dipendenti). In questo contesto lo smart working sprigiona tutte le sue potenzialità, dando l'opportunità al personale dell’UTI di introdurre modalità di lavoro intelligenti, che permettono al personale dell’Unione di lavorare presso il comune capofila più limitrofo, incidendo positivamente sulla mobilità. “Se all'inizio, dunque, lo smart working era visto come un ostacolo ora sta diventando un'importante risorsa” afferma Patrizia Mascellino, Segretario e Direttore Generale dell'UTI - Unione Territoriale Intercomunale delle Valli e delle Dolomiti Friulane. E il vantaggio non solo risiede nel favorire una più fluida e razionalizzata possibilità di spostamento e mobilità dei dipendenti ma è anche quello di creare e favorire sinergie con i dirigenti di altri subambiti. Una positiva contaminazione di modalità di lavoro, competenze e informazioni che creano rete nel e attraverso il territorio.

Se inizialmente lo smart working era visto dall’UTI “non conforme e laborioso” e dalla città di Torino “con timore”, i benefici ottenuti nel tempo sono stati numerosi, tangibili e diffusi: una forma di creazione di valore per le persone, la città, il territorio e per i flussi che l’attraversano.

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pubblicato il 2019/06/05 09:58:00 GMT+2 ultima modifica 2019-06-05T10:54:52+02:00